Machete Kills

Machete KillsTrama

Distrutto dalla morte della poliziotta sua compagna avvenuta sotto i suoi occhi Machete viene ingaggiato dal presidente degli Stati Uniti per andare a bloccare un folle che ha puntato un razzo sulla Casa Bianca, in cambio gli vengono offerti la cancellazione di tutti i suoi reati e la cittadinanza americana. Machete accetta ma dopo aver scovato il delirante boss messicano affetto da schizofrenia che ha puntato il missile e dopo averlo scortato per tutto lo stato attraverso il muro che fa da confine con gli Stati Uniti, scoprirà di dover andare ancora più in alto per fermare la minaccia, dal villain che l’arsenale l’ha fornito.
È ancora più divertente del primo questo secondo spoof degli exploitation movies anni ’70 fatto da Rodriguez assieme al suo attore feticcio Danny Trejo. Ripetendo molti di quelli che sono diventati dei tormentoni dopo il primo film e puntando su una serie di comparsate piccole e rapide, ma avvicendate con talmente tanta da forza da dare l’impressione di un vero cast all stars, Machete kills riesce a prendersi forse ancora meno sul serio del suo predecessore (che aveva una sottotrama non risibile sul rapporto degli Stati Uniti con i messicani che passano il confine illegalmente) guadagnandone in ragionevolezza.
Con una trama necessariamente tutta fondata sullo spostamento (modalità ottimale per il necessariamente rapido avvicendarsi di attori e quindi personaggi intorno a Machete) Rodriguez impegna Danny Trejo nel solito tour de force di coinvolgente inespressività. Sul volto dell’ex campione di boxe del carcere, diventato prima comparsa poi caratterista fondamentale del cinema americano e ora protagonista di grandi revival, si misura il senso di un’operazione che non può prescindere dalla sua personalità e dalla sua capacità di portare nel film l’alito più autentico di cinema del passato, quello in cui gli eroi d’azione erano volti spesso dotati dei più assurdi background, credibili perchè lontani da qualsiasi standard estetico hollywoodiano, facce e corpi prima che attori.
Allora tra le molte operazioni di filologia cinefila che abbiamo visto al cinema in questi ultimi anni (di cui The artist è stato il tentativo più noto) quella di Machete appare come l’unica in grado di riflette sul genere che ritrae con uno sguardo impietoso e goliardico. Attraverso immagini e audio trattati per sembrare pellicola di cattiva qualità alternate ad uno splendente e perfetto digitale, effetti poco speciali messi in evidenza da un uso appositamente spregiudicato delle controfigure ed effetti digitali fatti in stile produzione Asylum (in questo testimoniando la volontà di aggiornare molti elementi alle produzioni dozzinali di oggi), Machete Kills conferma che l’adorazione di Rodriguez per l’exploitation anni ’70 riguarda più l’epica che la tecnica, più l’ampiezza di spettro delle storie e la basica semplicità dei conflitti da cui sono animate che la realizzazione (cosa che invece affascina moltissimo il sodale Tarantino, vedasi la mancanza di ironia verso il genere del suo A prova di morte). Rodriguez insomma non ama questo tipo di film come si ama una fidanzata (idealizzandolo) ma come si ama un fratello (prendendolo in giro).
Eppure il contrasto più forte, capace di descrivere bene il cinema contemporaneo, appare essere quello tra i modelli d’ispirazione di Machete e Machete Kills, cioè i film considerati molto ignoranti, solitamente di buon successo di botteghino, realizzati in serie con poca cura e colmi di attori anch’essi appartenenti alla seconda divisione del cinema, e questi due film che a quei modelli si ispirano, cioè opere molto raffinate e conoscitrici, colme di attori di primo livello che sgomitano per un cammeo, realizzate con moltissima cura per il dettaglio e infine di riuscita limitata al boxoffice (considerati i nomi coinvolti).

Link streaming